E ora
spengo tutto, in casa. Gusto il silenzio dato dal buio che scende nelle stanze. Momenti di stasi, e di concentrazione nella contrazione.
Fa freddo, quasi quanto un passaggio di anima elettronica nei miei circuiti neurali nuovi di virtualizzazione; è tutto buio, ora, sia fuori che dentro la connessione.
Queste fronde parlano, troppo. Agitate dal vento. Così strano, anche stasera.
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Sono
tornate le votazioni. Cliccate
e ricordate, se scegliete cybergoth, che siamo presenti nella categoria miglior blog non blog e miglior blog letterario. Grazie, ovviamente, anche se non votate.
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Eh...
io sono passato lì sul far della sera, per altri motivi. Eh, ho "ballato" per i brividi; ed è da qualche giorno che vedo ombre sfuggenti farmi scherzi strani sotto agli occhi. Ed è stato proprio stasera che una perfetta pila di oggetti da buttare dalla mia mano è inspiegabilmente crollata in terra, proprio quando l'equilibrio era perfetto.
Eh sì, qualcosa non torna. Please, insert the jack...
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Fuga verso la notte
Senza fretta, in giro
sulle note di una musica
che suona solo dentro di te,
echeggiando solo per te:
ignorando i segnali
del mondo là fuori,
sguazzando nei suoi rumori
come falene ostinate,
costrette dall’istinto
all’estinzione.
Via crucis alogena –
per iterare l’inganno eterno
della redenzione.
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Per il momento
restiamo seduti in riva al fosso. E aspettiamo. Non sappiamo come andranno le cose, ma ognuno di noi sa alla perfezione che cosa vorrebbe che accadesse. Per il momento, assistiamo inerti all'evolversi delle cose. E restiamo ad aspettare...
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un sito altamente consigliato a tutti i cacciatori di sensibilità nuove ed autentiche. I versi dell'oltrenauta mandano in risonanza corde dell'anima che ci si era dimenticati di avere. Il disagio metropolitano e una percezione struggente delle cose sono elementi caratteristici della sua poesia, che è tale anche quando non è esplicitamente messa in versi. Un senso di solitudine e di angosciosa impotenza che filtra dalla musica delle parole, dai frammenti di azione che dissolvono in un quadro caleidoscopico e mutevole l'unitarietà invariante del sentire: segmenti di nostalgia sospesi in un delicato equilibrio sulla soglia della voragine interiore. Un autore da leggere.
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Strali
di perdita di cognizione di sé si profilano all'orizzonte; quest'ultimo è imbronciato, ferito da vecchiaia e campeggia sul prato e gli alberi dello stesso umore.
Questa poca luce non ferisce ma è sempre utile indossare degli occhiali da sole: aiuta a stendere tendine discrete sui propri pensieri, più discrete dei menu a tendina disponibili sul proprio desktop craniale.
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Posso
sfuggire ai richiami? Convinto di averli dimenticati sono ritornati prepotenti come se due settimane valessero due minuti.
Niente panico. Realismo, se possibile. Cos'è, effettivamente, la realta? Di quanti sottili strati essa si compone?
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Un pettine
di generatore di ioni tra i capelli, sulle tempie, per tenerli indietro serrati, fino alla nuca. La vista risulta modificata, il tiraggio della pelle rende più faticosa la visuale del mondo.
Frammenti di emicrania latente; febbricitante cerco di sostentarmi psichicamente, non so bene per quale scopo quale idea quale volontà.
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Il vento
frusciava con la sua solita voce alterata, quando stamani sono uscito sul mondo. Lo riconosco subito quando Lui si lamenta, quando si porta appresso qualcuno che non è fatto di Sua natura.
Ho rabbrividito. Fino in fondo. Ed ho ascoltato.
Le foglie si muovevano strane. Il saluto di qualcosa, qualcuno che si agitava per eccitazione psichica.
Vorrei vomitare.
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Il desiderio
di non farmi coinvolgere da storie lette su blog affini. Un atto di totale chiusura. E intanto ho risentito lo stimolo a vomitare.
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II.
Il mondo scorre lontano dall’oblio
e la falce di luna mi osserva severa.
Chiudo gli occhi pesanti di stanchezza
e solitudine, ignara di essere destinata
a viver sola, eremita nella mia stessa
prigione di fuoco.
Vedo
La falce di luna nelle mani di un’ombra.
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Le Particelle Elementari
Vagare nel vuoto, nel buio
risonante di scariche
tracciando seducenti orbitali.
Danzare nel tempo, sotto le coltri spaziali
che danno sostanza alla materia fisica,
in una illusione iterata di mistica
assoluzione.
E spargersi nel continuum,
in una delocalizzazione senza pudore
di ambizioni e pretese:
colmare il silenzio coi canti del caos,
e fluttuare negli eterni rituali
delle commutazioni esistenziali.
Naufragare nell’infinito, liberi e solitari,
quasi particelle elementari.
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Ed eccolo
il crepuscolo, finalmente. Si distendono le ombre degli alberi sul prato, fino ad inglobare gente che passeggia, e il prato stesso. Ogni cosa sembra scomparire sotto la dimensione di questi fusti, come vecchie foto in bianco e nero di archeologi in giro per la campagna smisuratamente grande, opprimente, fagocitante.
Inserire in un circolo craniale queste info aiuterebbe a dare ogni volta un senso del meraviglioso intatto, e a fornire la possibilità di una condivisione praticamente illimitata, un home theatre che trascenderebbe i limiti strutturali umani e psichici.
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Un Nephilim
proiettato nel futuro.



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Il costrutto
dell'esistenza che si agita intorno sembra apparentemente sterile durante il giorno, come tanti mattoni assemblati per materializzare un'anonima costruzione; così le sensazioni singole del mondo etereo si acquattano dietro un angolo e si minimizzano, fanno piccola massa. Il loro regno si ingigantisce la sera, come se della materia liofilizzata si bagnasse, proprio nel momento in cui le molte ore d'ombra generano ombre: si provano sensazioni sottilmente fastidiose, disagi che non è facile illustrare se non per piccole immagini d'angoscia minima ma angolare.
Quel mondo racconta, racconta, e lo fa solo (almeno nel mio caso) per brividi che mi narrano episodi come se questi fossero composti di soli segnali Morse; adoro affondare in quel tappeto mobile che mi fa sentire quasi sulla soglia di un paese assurdamente vero, a due piccoli passi da me.
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Pensavo
mentre ieri sera m'immergevo nella lettura de "I salici", che tanti brividi mi procura, che certe percezioni forti che ho in questo periodo del mondo delle ombre sono concomitanti con Halloween imminente, che viene esattamente dopo sei mesi la Notte di Valpurga; non ricordo come mi sentivo sei mesi fa, ma per certo ricordo che il solstizio d'estate mi procura da un paio d'anni a questa parte diffusi dolori psichici, cosa che non ricordo per il solstizio d'inverno...
Cosa c'entra tutto questo, qui, sul blog? Forse nulla, sto solo cercando un motivo per cui si stanno scatenando in questo momento una serie d'eventi inesplicabili.
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Chi
conosce questo antico brano dei Cure sa di cosa parlo. I suoni che si sprigionano sono assolutamente assurdi, anche oggi, eppure coinvolgenti. Le parole sono totalmente cattive, irose. Acide e oscure.
Pornography
A hand in my mouth
A life spills into the flowers
We all look so perfect
As we all fall down
In an electric glare
The old man cracks with age
She found his last picture
In the ashes of the fire
An image of the queen
Echoes round the sweating bed
Sour yellow sounds inside my head
In books
And films
And in life
And in heaven
The sound of slaughter
As your body turns
But it's too late
But it's too late
One more day like today and I'll kill you
A desire for flesh
And real blood
I'll watch you drown in the shower
Pushing my life through your open eyes
I must fight this sickness
Find a cure
I must fight this sickness
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I momenti
si rosicchiano, e la notte porta consiglio. Ecco, finalmente ora ho inquadrato esattamente cos'è questo blog: una rivista. E' un luogo dove può scriverci anche chi percepisce talune sensibilità e le spara in faccia al mondo, come un'anteprima.
E' il mezzo, il tramite per giungere a un documento. Che verrà, presto.
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Notte.
E' ora che faccio la mia comparsa. Come falena anomala che fugge alla luce e si rifugia negli angoli bui, dove guardare in un cono di luce e non essere vista.
Sono nella crepa di un albero, a rosicchiare ricordi, e quando sarò sazia volerò via per posarmi, stanca, tra le braccia di un'antica fortezza.
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